Posso dirvi dove mi trovavo
ieri mattina ma non chiedetemi il
percorso di questa gara goliardica che si svolge ogni anno a Courmayeur il cui percorso è lungo 18 km con un
dislivello di 1.400 nei primi 10 km. Si arriva in vetta a Testa de la Tronche e
poi si comincia a “scendere” per rientrare a Courmayeur.
Ieri mattina la sveglia è suonata
alle 4,20, ritrovo con i Podisti da Marte a QT8 e poi via in pullman verso la
meta. Arriviamo a Courmayeur alle 9,15, ritiriamo i pettorali, ci prepariamo e
poi il via della gara. Per me è la prima vera esperienza in montagna per cui decido
di rimanere in gruppo con Dario, Lamisangel e Rita. Siamo un bel gruppo noi! Decidiamo di camminare sino in
vetta e poi da lì decideremo come affrontare le discese. La salita è dura, sono
10 km di fatica intercalati da qualche birra ai ristori. C’è un clima di festa
quando raggiungiamo i rifugi, si balla, si canta, si beve e si mangia! Il sole
rende la giornata meravigliosa, ci sono dei colori bellissimi! Lungo la salita
ogni tanto facciamo delle pause perché è dura, a tratti il sentiero si fa irto
e stretto. Ho un po’ paura perché adesso siamo in alto e io soffro di
vertigini. Raggiungiamo il rifugio Bertone (quota 2000 mt), mangiucchiamo
salame, formaggio e pane, una birretta e si riparte. Davanti a noi c’ è un muro
di salita. Le gambe incominciano ad essere stanche! Si sale, si suda e si
soffre insieme. Noi 4 rimaniamo uniti. Se uno di noi è stanco ci si ferma tutti
. Questo è il nostro spirito per affrontare la difficoltà. Finalmente
raggiungiamo il costone della montagna e lo spettacolo è davvero fantastico:
sulla sinistra la maestosità del Monte Bianco, sulla destra la valle verde, il
cielo è azzurrissimo. Uno spettacolo da cartolina. Camminiamo per qualche
kilometro in piano (le gambe ringraziano) godendoci il panorama. Non ci sono
alberi qui, solo un po’ di erba bruciacchiata, dal vento e dal sole estivo. Il
clima è decisamente fresco da richiedere un giubbetto antivento. Il sole brucia
la nostra pelle sudata. Oramai siamo a 2800 metri circa. Dentro di me sento
nascere l’emozione che si prova quando si fa qualcosa di nuovo: è la prima
volta nella mia vita che con le mie gambe raggiungo la vetta di una montagna
così alta! La soddisfazione mi inorgoglisce. Ci sono sensazioni che è difficile
descrivere ma io qui oggi sono felice: felice di essere in vetta, felice di
avere accanto a me persone che mi danno la sicurezza di farcela, felice di
sentire questa aria sul viso, felice di essere immersa in questo silenzio rotto
solo dalle nostre chiacchiere e risate, felice di non essere sola. L’amicizia
in questo momento è qualcosa di palpabile. Mi sento in armonia con questo
paesaggio a cui non sono molto avvezza. Nei confronti della montagna ho sempre
avuto un po’ di ostilità perché io amo molto di più l’azzurro del mare al verde
dei monti. E ora si scende! La mia inesperienza totale mi porta a pensare con
ottimismo che la discesa sarà una passeggiata!!! Errore! La discesa quando le
gambe son devastate di stanchezza è una nemica difficile da dominare. I
polpacci me li sono giocati in salita, ora è il momento di giocarsi i
quadricipiti. Davanti a noi c’è una discesa ripidissima e lunghissima. Per
fortuna alle spalle ho una guida alpina che pazientemente mi suggerisce come
sfruttare gli appoggi che il sentiero offre. Che difficoltà! Io non sono
proprio capace, si scivola sulla ghiaia e ogni tanto si rischia di cadere ma
per fortuna la scarpa da trail tiene la strada e lentissima scendo, scendo,
scendo fino a quando il sentiero si fa più percorribile. Siamo sempre uniti io,
Laura, Rita e Dario nessuno abbandona l’altro! La stanchezza ci rende
silenziosi la fatica aumenta sempre più insieme ai kilometri che percorriamo.
Tredicesimo kilometro “forza!” di
correre oramai non se ne parla, le gambe sono invasate di acido lattico che le
rende durissime. Camminiamo concentrandoci sugli appoggi irregolari che i
nostri piedi devono affrontare per assecondare il terreno. Finalmente si entra
nel bosco dove troveremo l’ultimo rifugio e poi dovremmo entrare in Courmayeur.
La stanchezza ci rende un po’ nervosi e adesso tra noi c’è un po’ di tensione
ma andiamo avanti. Oramai l’imperativo è solo quello: AVANZARE a fatica per
ARRIVARE.
Sento che ho poca autonomia nelle
gambe sono quasi 7 ore che cammino! Finalmente il rifugio Hermitage con
l’ennesima birra, 2 grissini e 2 fette di salame. L’ultimo tratto di bosco e
poi Courmayeur, 500 mt di meraviglioso asfalto e poi l’agognato traguardo! I
marziani ci fanno festa, il Capitano Cosi mi abbraccia, mi dice che son stata
brava perché il percorso è difficile. Sono stravolta ma la calda emozione di
avercela fatta cancella il dolore diffuso in tutti i miei muscoli. Mi godo il
clima di festa e gli abbracci, le solite
lacrime di commozione e soddisfazione mi riempiono gli occhi ma shhhh non diciamolo
a nessuno!! I DURI NON PIANGONO MAI e io sono una dura (dal cuore tenero però)!!
Termina qui questa trasferta
marziana, tutti giunti al traguardo, tutti felici per l’impresa portata a
termine.
Ora stancamente il pullman ci
riporta alle nostre case, alle nostre famiglie e alla nostra quotidianità con
una ricchezza in più.
Grazie davvero a tutti quanti.



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