Bellissima gara quella che da Cortina D’Ampezzo va a Dobbiaco!
Location davvero fantastica. Quando mi sono iscritta ero perplessa ma ieri
mattina mentre correvo lungo quella strada mi sono davvero dovuta ricredere.
Non sono un’amante della montagna (i montanari non me ne vogliano!) al verde ho
sempre preferito l’azzurro intenso del mare. Alla partenza una bella salitona
lunga un paio di kilometri mi ha fatto capire che non sarebbe stata una
passeggiata percorrere 30 km in quel contesto. 15 kilometri di salita e 15 km
di discesa non li ho mai fatti per cui armata di “santa pazienza” e
perseveranza ho salutato e abbandonato l’idea di chiuderla in 3 ore e trenta e a
passo più che lento mi sono avviata insieme agli altri 4500 partecipanti. Ho
deciso di correre con serenità per arrivare in fondo e godermi nel frattempo il
bellissimo paesaggio che sfilava davanti ai miei occhi. Strada sterrata,
sentiero largo immersa in un verde intercalato da laghetti trasparenti ho
arrancato su quella salitella dolce ma spacca gambe per chi come me non è
allenato a correre sulle pendenze. Di tanto in tanto alternavo la mia corsa
lenta al passo per consentirmi di riprendere fiato. Accanto a me tante persone
facevano la loro corsa immersi nei loro pensieri.
Al dodicesimo kilometro di salita le gambe erano di marmo ma
ubbidienti mi seguivano. Intorno a me vedevo gente che si fermava colta da
crampi, io imperturbabile ma stravolta proseguivo sorda a tutto ciò che vedevo
e udivo. Mi sentivo anestetizzata alle emozioni, non so perché ma ad un tratto
mi son sentita fuori luogo in mezzo a quei monti. “Non è il mio posto qui”
pensavo, eppure tanto verde, tanto silenzio e pace mi infondevano una calma e
una forza interiore incredibile. La resistenza alla fatica è una sfida che
dovevo assolutamente vincere. La caratteristica di questa gara è che giunti al
quindicesimo kilometro la strada è tutta in discesa per cui a rigor di logica
dovrebbe essere più facile affrontare la seconda parte di gara. Ingenuamente ho pensato di poter
recuperare un po’ di tempo lungo la seconda parte di gara ma così non è stato: le
mie articolazioni sono state messe a dura prova dai tratti scoscesi di terreno
sassoso e sdrucciolevole. Difficile correre con un appoggio così instabile,
saggiamente il mio istinto di conservazione mi suggerisce di non rischiare, non
voglio farmi male. Cammino e raggiungo il kilometro 26. Ormai sono quasi alla
fine, la mia fatica ha raggiunto l’apice ma resisto. Il mio mantra è “non
mollare mai” spengo il cervello, le mie gambe sono pesantissime ma mentalmente
le incito a proseguire. Ventottesimo kilometro e resisto, la sete mi sta
divorando ma proseguo…manca un soffio! Raggiungo il traguardo in 3 ore e 59
minuti avendo percorso 500 metri in più (a causa di una deviazione non
presidiata) ma felice. Per alcuni è un tempo che farà sorridere ma per me è
un’esperienza che mi ha insegnato a sopportare la fatica. Perché senza fatica
non c’è soddisfazione.





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