mercoledì 17 luglio 2013

09/07/2013 Sono una maratoneta io!


 
E’ il 9 luglio, sono le 06,00 del mattino, fa un caldo atroce eppure io sto godendo di questa corsa che mi sfinisce passo dopo passo. Il Liga nelle orecchie, le vie della città deserte, l’asfalto caldo e io corro da sola. Ho desiderato questo momento per tanti giorni e ora il momento è arrivato. Ripercorro con la mia mente il percorso della mia guarigione dopo l’intervento al legamento crociato: la sofferenza mentale pre intervento, l’operazione, il dolore  e il sacrificio dell’immobilità. Ho sperato fino alla fine che il verdetto sul mio ginocchio fosse diverso, ho sperato in una guarigione vana, ho creduto e peccato in una buona sorte che mi ha prontamente ignorato. Il verdetto implacabile e definitivo è arrivato come una martellata :”lesione del legamento crociato anteriore“ con due opzioni: rinunciare a muoversi con disinvoltura per sempre oppure operarsi e tentare di ritornare come prima dopo una accurata riabilitazione.
Il 13 maggio ho corso la mia ultima uscita all’alba con un dolore al cuore sordo, ho respirato l’aria del silenzioso mattino milanese, ho salutato le mie scarpe da running e accuratamente le ho riposte in una scatola. Non avevo altra scelta: non avrei mai potuto vivere aspettando gli amici ai traguardi, io volevo continuare a correre insieme a loro.
Il 15 maggio il ricovero e l’intervento tra mille dubbi, ansie e preoccupazioni e poi l’agonia….. eh si, perché finchè sei in ospedale sei assistita, coccolata, protetta da tutto ciò che potenzialmente potrebbe essere pericoloso per la tua guarigione, hai un mondo fatto a tua misura e non hai il confronto con le mille difficoltà di una vita normale.
A casa tutto è più difficile, con due stampelle ti muovi male, non puoi nemmeno spostare un oggetto perché le mani sono impegnate. Di uscire non se ne parla nemmeno…..Devi trascorrere il tempo sdraiata con la gamba in alto, altrimenti il ginocchio si gonfia e per me abituata ad una vita dinamica è una vera agonia. Operazioni banali come farsi una doccia, lavare un piatto o semplicemente alzarsi da una sedia richiedono una concentrazione e un impegno enorme. Passavo le mie ore guardando il soffitto, pensavo, riflettevo, sognavo un futuro che forse non sarebbe mai arrivato. Mi sembrava di vivere un incubo Mi sentivo prigioniera, la depressione si era impadronita del mio quieto vivere.
E poi la riabilitazione, incominciata il 23 maggio con un fisioterapista che è come un raggio di luce nelle mie buie giornate: una speranza a cui aggrapparmi come fosse l’ultimo treno per raggiungere la guarigione. Si chiama Simone, a lui ho detto di voler tornare con il ginocchio sano e di avere un sogno: partecipare alla maratona di Venezia di fine ottobre. Mi ha sorriso e mi ha detto: “ Ce la farai, i maratoneti hanno la testa dura!”. Lavoro 2 ore tutti i giorni nel tentativo di vedere crescere il mio quadricipite e sciogliere l’articolazione. Si migliora lentamente ma il progresso è una propulsione verso la guarigione completa. Incominci a credere in quello che stai facendo quando vedi che riesci a camminare bene e capisci che forse la “luce” non è poi così lontana. Ti ammazzi di nuoto sognando di poter correre su una strada infinita e speri che il tempo passi velocemente. Con Salvatore inizio un programma di potenziamento che mi ammazza ma i risultati sono subito tangibili: il quadricipite cresce, torna ad essere sensibile allo sforzo e piano piano mi dà la sicurezza di un tempo e finalmente a 40 giorni dall’intervento ci provo!
Ore 07.00 mi alzo, pantaloncini, canotta e le mie Saucony. Ho l'emozione di un bambino che sta per compiere una bravata. Esco di casa e raggiungo il lungomare. Lo sguardo è su questo mare che amo più di me stessa. È ora: dentro di me prego di riuscirci. Muovo i primi passi, il ginocchio scricchiola ma non fa male, cerco di dare un ritmo alle mie gambe e finalmente loro ubbidiscono. È magia..... Sto correndo cautamente ma ho ripreso quel gesto che mi è mancato come l'aria. Ho seguito il mio cuore, ho seguito le mie gambe: 30 minuti di corsa e cammino.
I giorni passano, le mie gambe reagiscono sempre meglio all’allenamento a cui le sottopongo. La fatica non mi ha mai fatto paura perché poi lascia sempre spazio alla soddisfazione. Trascorro ore e ore a fare esercizi di potenziamento e vedo la progressione dei miglioramenti. E’ una salita, lunga e costante ma io arriverò in cima. Non so dove arriverò, quando arriverò e come ci arriverò ma io quella maratona la correrò e la porterò a termine e solo allora potrò dire di essere guarita e di essere tornata una maratoneta

Nessun commento:

Posta un commento