In questi giorni ho cercato di fare chiarezza su ciò che è
accaduto domenica 22 aprile durante la mezza di Genova. Sulla mia reazione alla
fatica, al sudore e alla sensazione di mal di stomaco con nausea che dal decimo
km mi ha assalito. Chi come me corre solitamente da solo con la propria fatica,
nelle retrovie di una gara sa che non è sempre facile trovare le risorse per
non cadere nel vortice nero dell’arrendevolezza ed esserne inghiottito.
Domenica ho commesso troppi errori: prima di tutto la cena della sera prima
completamente saltata, una colazione frettolosa e poi quelle salite e discese a
cui non sono proprio abituata e che ho corso ad un ritmo superiore alla mia
possibilità. Se a tutto ciò aggiungiamo un po’ di malumore e di sfiga ecco che
il “cocktail” del fallimento diventa micidiale!
Partita agguerrita, al decimo kilometro ho incominciato a
sentire la fatica alla quale non ha tardato ad aggiungersi il male allo stomaco
con relativa sensazione di nausea che mi ha costretto a rallentare vistosamente.
Non essendo una velocista ma possedendo la lentezza di un bradipo non ho
tardato molto a ritrovarmi nelle ultime posizioni della corsa. Niente di strano
per me, sono abituata a tutto ciò al punto che da brava masochista a volte di
questa solitudine ne godo. L’anima e il corpo entrano in uno stato di pace che
mi inebria.
Ma domenica qualcosa è andato storto: giunta al tredicesimo
kilometro sulla strada sopraelevata genovese sono stata avvicinata da un tizio
dell’organizzazione che senza tanti complimenti mi ha invitata a “mollare il
colpo” dicendo che ero ultima (cosa non vera), saltare il guardrail della
sopraelevata e fare inversione di marcia che con solo un kilometro sarei
arrivata al traguardo. “dobbiamo riaprire la strada sopraelevata il prima possibile
signora, le conviene saltare il guardrail e andare all’arrivo”. La reazione più
opportuna ad un affronto del genere sarebbe stata un sonoro “vaffanculo” e il
proseguimento della galoppata e invece……. invece la mia testa ha ceduto, la mia
motivazione a proseguire si è sgretolata in pochi metri e ubbidiente con un
balzo ho preso la direzione opposta raggiungendo il traguardo in 1 ora 29
minuti e qualche secondo. Essendo sulla sopraelevata di Genova non avevo
percorsi alternativi da percorrere se non quello di gara.
Ieri mattina ho scritto in TDS perché ritenevo stupido
comparire in classifica, ho scritto a Marco M. del Road per dire di non
inserirmi nel resoconto gare ROAD.
Come ho già spiegato al Compa io non vivo di cronometro ma
vivo di passioni ed emozioni. Lo sport per me è amore e non farei mai una cosa
del genere, perché la ritengo sciocca e inutile. La sfida contro sé stessi è un
arricchimento quotidiano, la motivazione
è il motore per andare avanti. La perseveranza è ciò che fa di una persona una
grande persona. La fatica e il sudore sono nutrimento per corpo e mente.
Quello che mi ha rammaricato oltre alla delusione cocente di
essermi tolta il piacere di finire la gara è stato sentire che QUALCUNO ha
sospettato che io possa aver dato il mio chip
ad altre persone. Sono nauseata e
amareggiata. In questi giorni non ho fatto che arrovellarmi la testa per
capire il perché ho buttato via una gara che avrei chiuso in 2 ore e 20 in
linea con i miei soliti tempi sulla mezza! Pazienza, non serve piangere sul
latte versato. Dagli errori si impara sempre e tanto.
Nessun commento:
Posta un commento