Ieri è stata una pioggia di emozioni perché la MCM con le
sue staffette colora 42 km di grigiore milanese e rende la giornata speciale.
Anche quest’anno (follia pura) ho deciso di correre la maratona perché non
farlo mi sembra di togliere qualcosa a Milano: la mia città che ultimamente amo
così poco.
A pochi giorni dalla gara scopro che non ci sarà nemmeno il
blocco totale del traffico per cui psicologicamente mi preparo alle solite
scene di ordinaria follia che il milanese imbruttito e intollerante reciterà
davanti alle intersezioni stradali dove si snoda il percorso di gara presidiate.
Scene a cui non mi abituerò mai.
Giungo a Rho con largo anticipo e mi unisco agli amici
marziani, mi sento emozionata perché so che lungo i 42 km viaggerò dentro me
stessa e proverò emozioni e sensazioni di ogni sorta. Essendo per natura
un’insicura ho mille paure ma una certezza ce l’ho: arriverò in fondo. Ho corso
maratone in condizioni difficili e sono più che convinta che con la testa si
arriva ovunque.
La giornata si presenta soleggiata e la temperatura è
destinata a salire specie nelle ore centrali. 09,20: si parte! Le gambe girano,
il fiato tiene. Percorro i primi venti kilometri senza nemmeno accorgermi. Il
primo tratto di maratona si snoda lungo la via Novara che scorre sotto i miei
piedi docilmente. Mi guardo attorno sebbene non ci sia molto da osservare e poi
finalmente giungiamo in città. Il primo cambio della staffetta è uno
spettacolo: sfilo davanti a tutte queste persone che entusiaste tifano per
tutti quelli che passano, gli amici mi salutano, per un attimo mi sento
importante ed è bellissimo vivere questa emozione. Proseguo la mia gara
fregandomene del Garmin che porto al polso, oggi per me è importante
semplicemente arrivare in fondo. Fa caldo, si corre sotto il sole e la
stanchezza incomincia a farsi sentire. Bevo ogni 5 km e cerco di reintegrare
ogni 10 km con dei gel. I cartelli dei passaggi ad ogni kilometro diventano un
miraggio: segno evidente del mio rallentamento. Supero il cambio della seconda
staffetta e attraversando il centro arrivo al trentesimo kilometro. Il sole
brucia sulla pelle, il caldo si è fatto insopportabile eppure la testa non mi
abbandona dentro di me la mia voce che dice: “hai energie da vendere, hai
energie da vendere, hai energie da vendere” e vado avanti. Oramai bere ogni 5
km non basta più, la sensazione di arsura non mi abbandona. Dopo sei maratone
credo che per istinto quando non hai più niente da dare, quando il fisico è
sfinito e grida basta la testa ti protegge gettandoti in un limbo di pace
interiore e rassegnazione alla sofferenza. E’ una valvola di sicurezza che
scatta quando raggiungi il tuo limite. Sono al 35esimo kilometro ma non mollo
qualcuno mi porge una bottiglia di acqua: è Mirko che togliendosi gli occhiali
si fa riconoscere. Che Dio lo benedica, morivo di sete! Mi esorta a non
mollare, ormai manca poco alla fine! A tratti son costretta a camminare, le
gambe non ce la fanno più! Troppo caldo, troppo, sudore, troppa fatica!
Qualche accenno di crampi ai quadricipiti ma io in fondo
devo arrivare per tutti quelli che mi stanno aspettando, per Zanzibar, per i
marziani, per Rosita, per Patrizia e anche per me stessa. Trentanovesimo
kilometro: odio corso Sempione! Infinito, freddo, troppo lungo, troppo
soleggiato. Cammino, non riesco più a correre però capisco che è quasi finita.
Arrivo in viale Gadio finalmente e il mio mondo si colora, esco dal limbo della
sofferenza e scoppio in lacrime, trovo la forza di trotterellare verso il mio
settimo traguardo con tutte le mie incertezze immense. Un pensiero a chi è meno
fortunato di me e lotta ogni giorno per la vita o per una vita migliore, un
pensiero a chi non c’è più ma è sempre nel mio cuore, un pensiero a tutti
quelli che mi vogliono bene e mi sono sempre accanto e supero il traguardo
trovando le braccia di Andrea, Marco, Dario, Alfredo, Sergio, Stefano, Il
Capitano e Marco. Prendo con orgoglio la medaglia da finisher e penso a quanto
sono fortunata a vivere queste emozioni, ringrazio qualcuno lassù che mi dà
questa possibilità ogni volta. Non importa quanto tempo ci ho impiegato per me
la corsa è emozione pura.
Dedico questa maratona a Letizia: piccina ma forte come una
leonessa.

Donata complimenti, le tue parole mi hanno emozionata, spero un giorno di arrivare a correre la mia maratona, spero di arrivarci per tanti motivi, spero un giorno di aver la forza che hai avuto tu, la forza che ti ha portata al traguardo!!! Veramente tanti complimenti!!!
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